Conclusa al Piccolo la Casa delle Scuole di Teatro
Come l’Italia attrae competenze creative
Di per sé la notizia sarebbe da trafiletto sull’ultima delle pagine locali – nel senso che questo è il destino che ha avuto.
L’edizione 2009 (la quinta) di Masterclass – La Casa delle Scuole di Teatro è però meritevole di qualche accenno in più. Organizzata dal Piccolo Teatro su un’idea di Luca Ronconi, ha ospitato dal 14 giugno a oggi otto scuole di teatro internazionali e nazionali, da sei Paesi diversi. Tre quelle italiane (la Civica Paolo Grassi, un liceo di Latina e la scuola per attori del Piccolo), le altre provenivano da Budapest, Shanghai, Mosca, Cardiff e Strasburgo.
Perché un festival del genere può essere interessante? Innanzitutto perché ha offerto suggestioni strepitose e inaspettate, come la performance degli studenti-attori della Schepkin School del Maly Teatr di Mosca, che hanno inscenato lo spettacolo “Abbiamo duecento anni!“, emblematica (e meritata) autocelebrazione per quella che in Russia è una vera e propria istituzione, con selezioni durissime: ogni anno ci provano in 30mila ed entrano in meno di quaranta. E si vede, si è visto: hanno tenuto la scena del Teatro Studio, non facilissima per la conformazione molto particolare del luogo, per due ore, applauditissimi.
Un’altra suggestione importante è stata quella del Royal Welsh College of Music and Drama di Cardiff. Una dozzina di attori, un testo (“In my mouth“) impegnativo sia per il tema (l’impossibilità delle donne di esprimere le proprie idee nell’Inghilterra del ‘600) sia per la struttura labirintica del luogo, con gli spettatori coinvolti al massimo e gli attori che si muovevano davanti, dietro, sopra, di lato, a volte quasi invisibili, a volte quasi tangibili, ma sempre “insieme” al pubblico. Un pubblico in piedi che si spostava, per poter seguire tutte le scene, e così partecipava anche, in un certo senso, ai movimenti dell’attore sul palcoscenico.
Perle del genere non si potevano perdere, dunque la rassegna sarà da tenere d’occhio anche per il prossimo giugno.
Ma non è solo questo. La Casa delle Scuole di Teatro dimostra anzitutto la vitalità del Piccolo Teatro, un’istituzione eccellente del nostro Paese, che proprio nelle scorse settimane ha perso per sempre la sua storica direttrice generale, Nina Vinchi. E dimostra che il made in Italy, lungi dall’essere soltanto spaghetti e tailleur, può parlare anche (e ancora) di cultura, aggregando e attraendo competenze creative da tutto il mondo.
La piccola grande rilevanza della Casa delle Scuole di Teatro è forse anche questa, al di là dell’aspetto meramente teatrale.